Camera Penale Trevigiana "Guido Sorbara"
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Camera Penale Trevigiana in visita al Carcere di Treviso

31/8/2025

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Il Consiglio Direttivo della Camera Penale Trevigiana “Guido Sorbara”, aderendo all’iniziativa “Ristretti in Agosto” promossa dall’UCPI – Osservatorio Carcere, nella mattinata del 29.8.2025 ha effettuato l’accesso programmato alla Casa Circondariale di Treviso.
Al fine precipuo di monitorare con attenzione e costanza la condizione dei detenuti, la Camera Penale aveva già operato altra visita in data 7 luglio 2025, congiuntamente all’Associazione Nessuno Tocchi Caino, occasione nella quale assumeva l’impegno – suggerito dalla Direzione dell’istituto – di procurare reti di schermatura da insetti (zanzariere).
Dopo una più che cordiale accoglienza della Comandante e della Vicecomandante della Polizia Penitenziaria, nonché della responsabile del Settore Pedagogico (il Direttore aveva tempestivamente preannunciato la propria indisponibilità per concomitanti impegni istituzionali), s’è dato avvio all’ispezione dell’Istituto (celle, spazi comuni e sale dedicate al lavoro).
È stata autorizzata l’interlocuzione con detenuti (per quanto alle condizioni di vivibilità) e detenenti, con personale amministrativo e tecnico, nonché con il medico e l’infermiere presso l’ambulatorio interno.
La popolazione detenuta, al momento dell’accesso, è stimata in 225 unità a fronte di una capienza massima prevista di 132: il dato – confermato dall’osservazione in
loco – restituisce un ingiustificabile e intollerabile sovraffollamento, sfregio dei principi costituzionali per quanto alla funzione della pena.
Le celle risultano ictu oculi invivibili, in ragione di un affollamento che induce sdegno e vergogna (in una di queste dimorano addirittura 13 detenuti con un solo locale di decenza).
Mediamente i reclusi risultano stipati nel numero di 8 unità per stanza.
Pare che gli ospiti dell’adiacente Istituto Penale per i Minorenni debbano essere trasferiti nel mese di dicembre 2025 nella nuova sede di Rovigo, con conseguente recupero (alquanto necessario) di spazio vitale per la Casa Circondariale.
Viene palesato il problema della carenza di frigoriferi all’interno delle celle (le borse termiche non sembrano adeguate durante i mesi più caldi).
Il personale dell’Istituto rileva che il problema dei frigoriferi in cella sia correlato alla conformazione vetusta dell’impianto elettrico dello stabile, inadeguato nel fornire l’energia necessaria. Ciò a ulteriore conferma della necessità di un ammodernamento delle architetture penitenziarie.
Dei 225 detenuti, 50 risulterebbero “lavoranti” come segue: 10 per Alternativa Ambiente Cooperativa Sociale (ente convenzionato con il carcere); 40 per l’Istituto stesso.
I detenuti partecipano alle attività lavorative su base volontaria, vengono selezionati sulla scorta della buona condotta e, tendenzialmente, tra i “definitivi”.
Il personale penitenziario, a sostegno della popolazione in vinculis, si rivela (vieppiù considerato lo stato di sovraffollamento carcerario) del tutto insufficiente: Polizia Penitenziaria sottorganico di circa 50 unità (in particolare nelle figure apicali); presenza di 3 funzionari con attribuzioni di rilievo pedagogico e, ciò che si ritiene oltremodo preoccupante, soli 2 educatori.
La patologica carenza di educatori, in ragione di un diffuso e sentito desiderio di poter essere guidati e orientati nel corso della complessa esperienza detentiva (ciò a prescindere dai soli momenti correlati alle istanze in Sorveglianza), si riverbera nelle stesse condizioni di salute psico-fisica della popolazione carceraria.
Nell’ambito della Polizia Penitenziaria, peraltro, circa 20 unità si troverebbero in stato ansioso, indicando un alto livello di stress attribuito (ancora una volta) al sovraffollamento, alla carenza di personale e alla gestione di detenuti problematici.
La scarsità di risorse rende difficile l'elaborazione dei progetti di reinserimento, addirittura rallentando l'accesso alle misure alternative.
La carenza di assistenti amministrativi, inoltre, causerebbero notevoli difficoltà di carattere operativo.
L’immobile appare in condizioni precarie.
A causa della collocazione periferica, l’istituto ha vissuto per anni una situazione di isolamento dal resto della città (che non ha dimostrato interesse a conoscerlo).
Negli ultimi periodi, tuttavia, si sta verificando un'inversione di tendenza.
La città inizia a palesare un desiderio di collaborazione: approdo confermato dal Comune di Treviso, che risponde favorevolmente alle proposte (si apprezza una chiara volontà di conoscere e comprendere questa singolare dimensione vincolata della socialità).
Il Direttore dell’Istituto ha promosso alcune iniziative culturali che hanno dislocato, in ambito extramurario, il talento artistico di alcuni detenuti (Anima Mundi: arte come ponte tra il dentro e il fuori), conseguendo notevole seguito.
Altri progetti formativi sarebbero in essere: "Bambini col sorriso" e "Liberi di crescere" (a sostegno della genitorialità), "Storie sbarrate" (lavoro sull'autobiografia e sul teatro), “Lettura in circolo" (gruppi di lettura e incontri con autori); "Fai da te" (creazione di oggetti in carta riciclata).
Sono attivi percorsi professionali nei seguenti ambiti: saldatura, logistica e magazzino, corsi di sicurezza, barberia; di prossima attivazione: caffetteria/snack bar, grande distribuzione organizzata (GDO).
Il Presidente chiede se possa istituirsi una produzione artigianale interna caratterizzante la realtà carceraria trevigiana. Sul punto, parrebbe necessario e utile, a giudizio del personale dell’Istituto, avviare una linea di creazione di sgabelli, destinati ai detenuti di tutte le case circondariali del Triveneto.
Devesi precisare che per quanto ai “lavori professionalizzanti”, grazie all’opera di Alternativa Ambiente Cooperativa Sociale, vengono svolte in sede intramuraria creazioni di chitarre elettriche (www.claustrofobico.com), riparazioni di biciclette e triturazione di tappi di sughero (prodotto destinato al riciclo).
E ancora: è iniziata l’attività del laboratorio per la digitalizzazione di tutti i fascicoli del carcere (non ancora quelli sanitari); sono impiegati 2 detenuti; vi sarebbero più postazioni informatiche che, tuttavia, non possono essere utilizzate per impossibilità di ulteriori assunzioni in ragione della carenza di finanziamenti.
Il Presidente ipotizza di istituire un fondo – in seno alla Camera Penale – destinato a progetti per il supporto dei detenuti e correlato sia a esigenze di sostentamento, sia di supporto ad attività culturali e/o formative.
Viene chiesto di descrivere la situazione relativa alla formazione scolastica in sede carceraria: attivo il biennio di scuola media superiore (liceo linguistico – scuola privata), assente tuttavia la formazione per il triennio, posto che nessuna scuola pubblica avrebbe inteso sottoscrivere la relativa convenzione.
Il punto andrà esaminato dalla Camera Penale, che vaglierà ogni modalità per favorire sia il completamento dell’istruzione secondaria, sia il contatto con il mondo accademico.
La formazione culturale deve essere una priorità in ambito carcerario oltre che indefettibile esigenza della società civile, per un autentico e concreto recupero dell’individuo e una definitiva dissociazione dal crimine.
Il Consiglio Direttivo avverte, inoltre, la necessità di introdurre corsi – a latere dell’insegnamento istituzionale – in materia artistica, in musica ed educazione fisica.
È, va precisato, in corso di realizzazione – a cura della Commissione Carcere della Camera Penale Trevigiana – uno spettacolo teatrale presso l’Istituto carcerario.
Risulta fruibile il campo sportivo esterno. Verrà istituita una squadra di calcio dei detenuti, con lo scopo di partecipare a tornei esterni, ai quali potrebbero contribuire sia la squadra degli Avvocati sia quella dei Magistrati. Verrà organizzata anche un corso di basket: sono stati all’uopo interessati allenatori professionisti.
La Camera Penale assumerà ogni determinazione per favorire la cultura dello sport in sede intramuraria, anche al fine di permettere la condivisione di eventi esterni.
Lungo il percorso viene visitata la sala colloqui (in presenza o da remoto).
Su espressa domanda del Direttivo, vengono comunicati 15 casi psichiatrici, non incompatibili con le condizioni carcerarie. Viene comunque stigmatizzata la carenza di percorsi alternativi. Lo psichiatra presenzia in Istituto una volta a settimana.
Il personale sanitario, su espressa richiesta del Direttivo, comunica che la maggior parte delle diagnosi di patologia psichiatrica (o di tossicodipendenza) vengono formulate prima dell’avvenuta riduzione in vincolo dell’interessato.
Le condizioni igieniche complessive vengono riassociate – ancora una volta – al sovraffollamento e a una carente disponibilità di servizi igienici. Una volta al semestre v’è l’ispezione a cura dell’Istituto di Medicina di Prevenzione e, comunque, la problematica viene riferita alla competenza ministeriale.
I casi di scabbia vengono considerati dal personale medico un problema routinario (correlato alla coesistenza di più persone, non peculiarità delle carceri). Il problema è comunque trattato con ogni cautela, tramite protocolli collaudati.
A giudizio del personale medico un reale problema è l’abnorme richiesta ingiustificata da parte dei detenuti di medicinali: per tali ragioni alcuni farmaci sarebbero stati eliminati perché ritenuti non utili.
I tossicodipendenti sono stimati in 85 unità e risultano seguiti dal SERD.
Il servizio medico all’interno della struttura è garantito h. 24; i medici operativi sono stimati in 13 unità.
Appare, conclusivamente, necessario e urgente ridurre con la massima solerzia la grave piaga del sovraffollamento dell’Istituto, compiendo opere significative di rilievo strutturale, scongiurando l’assetto di cameroni con 13 persone e il montaggio di letti castello fino a tre piani, favorendo l’installazione di frigoriferi e di docce per ciascuna cella.
Le gelosie alle finestre, inoltre, andrebbero rimosse, ostruendo il passaggio di luce e aria e verosimilmente provocando, nel lungo periodo, pregiudizi alla vista.
Considerate le molteplici criticità condivise nel corso della visita, il Presidente della Camera Penale propone (trovando il placet dei presenti) l’istituzione di un “Tavolo Permanente”, finalizzato al confronto continuo sui temi cardine della detenzione, con la partecipazione attiva delle istituzioni competenti (Camera Penale, Direzione Carceraria, Magistratura di Sorveglianza, Polizia Penitenziaria, personale medico, Educatori/Psicologi, et cetera).
Il Consiglio Direttivo della Camera Penale Trevigiana “Guido Sorbara”
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